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La scrittura è sofferenza o divertimento?

Ci sono state, e ci saranno sempre, due tipologie di scrittore, o autore che dir si voglia. Quello che appoggia la teoria della scrittura come sofferenza creativa, e quello che invece fa della scrittura un momento di divertimento, svago, liberazione. Chi sbaglia?

Chi sbaglia e chi no

Partiamo dal presupposto che la scrittura, in sé, non è una cura imposta da un medico. Non almeno la scrittura di un libro che si intende poi pubblicare. In teoria non siamo dell’avviso che ci sia una fazione in errore e che l’altra abbia la verità in tasca. Però, chiaramente, abbiamo le nostre idee.

Sofferenza

Scrivere, per noi, non deve mai essere sofferenza. Può essere difficile, perché magari si sta trattando un argomento caro buio della nostra vita, che costa mettere in parole. Ma non si può soffrire su un testo, per un semplice motivo: se il testo è scritto con sofferenza, per semplice incapacità di farlo avanzare fluido, probabilmente anche la lettura seguirà lo stesso destino. Anche un testo liberatorio, in fondo, svolge quella funzione di esorcizzare paure e malinconie, e qui non si può certo parlare di sofferenza. Scrivere non è mai, per noi, fatica o sofferenza. Scrivere deve essere una gioia, sempre, anche se non tutta la gioia è felicità.

Divertimento

Attenzione, per divertimento non intendiamo ridere mentre si scrive. Certo, può capitare, anche perché se il testo è ironico, allora una risata può scappare. Ma il divertimento deve essere inteso quale soddisfazione in merito al lavoro che si sta portando avanti, al progetto che vogliamo realizzare, e magari riscontrare che il risultato finale può portare qualcosa anche al lettore. Già, perché in fondo se si scrive per essere letti, conta molto l’opinione del lettore, qualunque essa sia.

Ci sono vie di mezzo?

Normalmente noi siamo per le vie di mezzo, nel senso che il mondo non è bianco o nero, ma ci sono tante sfumature, legate per lo più alla grande varietà di personalità, motivazioni e capacità che gli scrittori rappresentano. Anche gli aspiranti scrittori ovviamente. Dipende da eventuali doti naturali, dipende dai momenti, dipende da così tanti fattori che non può non esistere una via di mezzo, e anzi, infinite vie di mezzo.

Resta il fatto, per noi, che probabilmente se la scrittura è solo fatica e sudore, sofferenza e preoccupazione, forse state scegliendo la strada sbagliata. In alternativa potrebbe essere sbagliato l’approccio. Ecco, forse la scrittura è tutto questo, e ciò che ti porta più da una parte piuttosto che dall’altra è proprio l’approccio alla scrittura. Ci avevate mai pensato? Cosa si sbaglia? Il motivo per cui scrivi? L’argomento? Le tue effettive capacità? Tutto questo assieme? Troppo presto, troppo tardi, aspettative altissime o bassissime?

Abbiamo sempre visto la scrittura come qualcosa che non si DEVE fare, ma si VUOLE fare. E il volere deve essere una scelta libera da imposizioni di sorta. Lo fai per diventare ricco? Stai già sbagliando. Lo fai perché lo fanno tutti? Sbagliato di nuovo. Lo fai perché a un tema alle elementari hai preso “Bravissimo”? Ci rendiamo conto che questo articolo non ha risolto nulla, ma speriamo che abbia messo in movimento una domanda a te che leggi e provi a scrivere (o lo fai): perché scrivi, per davvero?

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