5

Apr

Chi è Antonella Zanca, la vincitrice del contest di febbraio 2024

Vi presentiamo oggi, attraverso la nostra intervista, la vincitrice del contest di febbraio 2024. Vogliamo scoprirla insieme a voi, anche se nel momento in cui scriviamo l’abbiamo già conosciuta. Ma bando alle ciance ed eccovi… Antonella Zanca!

Decaffeinato

Dicono che il caffè renda nervosi, e il decaffeinato potrebbe essere un’alternativa. Ma non tutti lo gradiscono, soprattutto non gradiscono le intrusioni nella propria vita. La signorina Lella è caratterizzata molto bene, decisa e ironica, in poche righe appare già un personaggio quasi completo. Il suo carattere, però, è ben chiaro. Trovate i prodotti con la storia “Decaffeinato” nel nostro store.

La protagonista della tua storia è Lella. Sei tu? E chi è Lella, o Antonella Zanca e per quale motivo hai partecipato al contest?

Lella sono tutte quelle vecchiette che conosco che stanno così bene di testa da non mollare la voglia di farcela, sempre. Sono generazioni incredibili di donne (anche qualche uomo, a dire il vero) che hanno imparato sulla loro pelle a lottare per tutto e una volta messa in atto una vita di libere scelte non ci stanno a farsi comandare, da nessuno. Io? Vorrei essere come loro e forse un po’ lo sono. Intanto ho partecipato proprio per dare voce a liberi pensieri. E per giocare con le parole che, se messe nella giusta dose, creano alchimie potenti.

Sappiamo che scrivi abitualmente e non sei una creatrice occasionale di storie, ma quanto dedichi alla scrittura?

Scrivo tutti i giorni almeno un’ora. Meglio se riesco ad arrivare a due, costantemente.

Hai pubblicato racconti in diverse antologie e una monografia, cosa ti spinge a scrivere e quale obiettivo vorresti raggiungere?

Scrivo per dare voce alle storie che mi saltano in testa guardando la gente, ogni giorno. Le persone hanno storie bellissime e te le mettono lì, in faccia, hai solo bisogno di tradurle, di aggiungere il profumo che ti lasciano addosso e anche la speranza, quella che i loro sogni si realizzino.

Sappiamo che stai lavorando alla diffusione di un’antologia in cui sei presente con un racconto. “Ci sedemmo dalla parte del torto” è il suo titolo, ce ne vuoi parlare?

Sono molto contenta di questo lavoro che mi vede presente con un racconto su un ex carcerato. È un lavoro collettivo, ci sono ben quarantasei racconti che, con la cura di Viviana Gabrini e Heiko H. Caimi e l’edizione di Prospero Editore ci ha consentito di raccontare storie di tutti gli ultimi che possiamo conoscere e incontrare e che non devono restare invisibili. Perché sono tanti. E anche solo ascoltarli e soprattutto vederli, senza farli sentire trasparenti, riconosce loro quel rispetto da essere umani che tutti dobbiamo continuare a coltivare. Non si cambia il mondo con le storie ma si può illuminarlo e non lasciarlo nell’ombra.

Il nostro motto è “Fatti ridere in faccia”. A te piace far ridere?

Sogno di far ridere, non sempre ci riesco. Al massimo nelle mie storie si sorride, e pare un buon balsamo.

Secondo te è facile fare ridere, e quale pensi sia il modo migliore?

Far ridere è difficile, cerco di documentarmi e leggere molto ma ognuno ha i suoi modi e non è facile neppure “copiare”. Amo P. G. Wodehouse e, udite udite, Francesco Muzzopappa. Con loro rido, tanto, ma il mio modo di raccontare fa alzare gli angoli della bocca, non fa scoppiare in una risata.

Hai già pubblicato storie che vadano oltre una storia brevissima. Come è andata?

Ho pubblicato una raccolta di racconti, dal titolo Germogli, storie legate a piante e a personaggi che amavano le piante in parallelo alla loro vita. Mi sono divertita, è stato un periodo molto bello, la sera inviavo il racconto all’illustratrice e lei la mattina mi mandava il disegno. Isanna Trovato è bravissima ed eravamo in sintonia. Matteo Chiavarone, di Ensamble, ci ha aiutate a creare qualcosa di bello. Non crescono, però, questi oggetti, nel cuore dei lettori, se non fai grande opera di promozione e forse questo non è il mio ruolo. Di sicuro chi l’ha letto ne è stato contento e ciò basta.

Da autrice, sicuramente, hai anche la passione per la lettura: a parte le storie ironiche, hai preferenze di genere?

Leggo molto. Leggo tre, quattro libri insieme. C’è sempre un saggio su qualcosa che mi interessa, poi romanzi, tanti, meno la fantascienza ma la sto riscoprendo; da bambina ho cominciato con i gialli ma oggi direi che leggo tutto. Faccio parte di un paio di gruppi di lettura, in uno si ritorna indietro nel tempo e fa bene riconfrontarsi. Mi piace molto parlare dei libri che ho letto. Leggo molti libri di autori amici ma non lo faccio per obbligo, se non mi convincono non arrivo alla fine. Ecco, il tempo per leggere tutto quello che vorrei non mi basta certo, nel corso della vita; ora non mi sento più in colpa: se un libro, dopo una settantina di pagine non mi convince, lo lascio lì.

Dylan Dog, un personaggio della scuderia Bonelli, si proteggeva dagli orrori quotidiani con l’ironia e l’autoironia. Pensi che sia possibile nella vita reale?

Sempre. Dal primo mattino davanti allo specchio. Senza autoironia non potrei proprio fare nulla. È l’unico modo per accettare di provare a farcela. La scommessa giornaliera passa dall’illuminare i propri inciampi con un sorriso. C’è sempre una ragione per ridersi addosso, soprattutto di fronte alle brutte figure (che spesso sono solo nella nostra testa, e allora: ridiamoci su!)

Domanda a trabocchetto: perché bisogna amare i lunedì?

Il lunedì è giorno di novità e di belle sorprese!

Fatti una domanda e dacci una risposta.

Perché chiedersi perché siamo qui? Che sia una pagina, una strada, un ufficio o un grattacielo, affrontiamoli!  Ecco il bello di andare avanti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Potrebbe interessarti anche...